Salambò: dal genio di Flaubert all’eclettismo di Druillet

 

Dal romanzo storico più celebre di Flaubert passando per gli universi lontani di Druillet…

Salambò – L’integrale

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Salambò – L’integrale è la rivisitazione di Philippe Druillet, in chiave futuristica, dell’omonima opera di Gustave Flaubert, con Lone Sloane in veste di “special guest” nella parte di Matho!

La Storia
Nel terzo secolo a.C., i mercenari impiegati da Cartagine durante la prima guerra punica insorgono per non aver ricevuto il soldo pattuito. Matho e Narr’Havas, capi ed alleati nella rivolta, si innamorano di Salambò, la figlia di Amilcare, generale e politico di Cartagine. Ne conseguono conflitti sanguinosi e molte sorprese del Destino. Nella guerra finiranno per confluire sentimenti di orgoglio, passione e desiderio, lasciando il tema politico come mero sfondo.

Al Principio…
Ci sono voluti mille anni per costruire l’Impero della Stella, e mille anni ci sono voluti per distruggerlo. Quando tutto ebbe fine, solamente il pianeta-Madre, al centro della stella e separato dall’Impero, respirava ancora tra i fiotti di sangue. A Cartagine, diventata una Repubblica, viveva Salambò, bellezza plasmata dagli dei e guardiana del Sacro Velo di Tanit. I testi riportano che il gladio ardente che consumò la città e devastò l’Impero venne dal cielo con l’uomo dagli occhi di fuoco, che ricoprì il Mondo della Stella con un oceano di sangue, mentre la divina vergine trovò la morte. Era il tempo in cui i barbari conquistatori fecero cadere gli dei dai loro piedistalli.

Philippe Druillet – Gennaio 1980
“(…) Amo spassionatamente il suo sublime libro e non credo di tradire Flaubert se con il raggio laser schiarisco leggermente il viso di Salambò. (…)Entrare nell’opera non è stato facile, ero un po’ intimorito, per me era una cosa nuova. Non si tratta di rispetto, non amo questa parola, ma di paura. un testo così bello, davvero avrei osato? poi, a poco a poco, la paura ha lasciato il posto alla pura fascinazione: Flaubert, grazie di aver scritto questo testo per Druillet! grazie!”

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